|
LA LUCE SUL SENTIERO TRATTATO SCRITTO PER COLORO CHE IGNORANO LA SAPIENZA ORIENTALE E DESIDERANO RICEVERNE L’INFLUENZA RICEVUTO E TRASCRITTO DA MABEL COLLINS © Traduzione di Stefano Martorano ROMA Equinozio d’Autunno 2008 -ISTITUTO CINTAMANI Via S. Giovanni in Fiore, 24 – 00178 Roma Tel. 067180832 www.istitutocintamani.org info@istitutocintamani.org
Clicca qui per scaricare il libro per intero in PDF
Per scaricare l’audio del messaggio CLICCARE COME SEGUE se si usa Firefox cliccare col tasto destro del mouse alla voce: SALVA DESTINAZIONE CON NOME e scegliere dove salvare l’mp3 se si usa Internet Explorer cliccare col tasto destro del mouse alla voce: SALVA OGGETTO CON NOME e scegliere dove salvare l’mp3 se si usa Opera cliccare col tasto destro del mouse alla voce: SALVA L’OGGETTO COLLEGATO e scegliere dove salvare l’mp3 se si usa Chrome cliccare col tasto destro del mouse alla voce: SALVA LINK CON NOME
E’ consigliabile sempre leggere il PDF del libro, perchè alcuni contenuti delle note inserite nel testo, nell’audio sono venute a mancare.
INTRODUZIONE Nel frontespizio della prima edizione questo libro è chiamato “Trattato scritto ad uso di quelli che ignorano la sapienza orientale e che desiderano riceverne l’influenza”, ma il libro stesso comincia con la dichiarazione: “Queste sono regole scritte per tutti i discepoli”. Delle due questa seconda descrizione è certamente quella più accurata, come apparrà evidente dalla storia del libro stesso. Nella sua forma attuale questo piccolo libro fu dettato dal Maestro Hilarion per mezzo di M.C. (Mabel Collins), signora ben nota nei circoli teosofici, che fu ad un tempo co-editrice del Lucifer con M.me Blavatsky. Il Maestro Hilarìon l’aveva ricevuto dal suo Maestro, quel Grande Essere che fra i teosofi è talvolta chiamato “il Veneziano”; ma anche questi è solo autore di una parte del libro che è passato per tre fasi che ora tenteremo di descrivere. Anche attualmente il libro è di piccola dimensione, ma nella prima forma in cui lo vediamo è ancora più piccolo. Si tratta di un manoscritto di foglie di palma, incalcolabilmente antico, tanto antico che prima del tempo di Cristo gli uomini ne avevano già dimenticato la data e il nome dell’autore, e ritenevano che la sua origine si perdesse nell’antichità storica. Il manoscritto consta di dieci foglie e su ciascuna di esse sono scritte solo tre righe, poiché in un manoscritto di foglie di palma i caratteri sono scritti nel senso della lunghezza e non della larghezza come sulle nostre pagine. Ogni riga è completa in sé, cioè consiste di un breve aforisma. Per distinguerle, queste trenta linee sono stampate nell’attuale edizione in carattere grande. La lingua in cui questi aforismi sono scritti è una forma arcaica di sanscrito. Il Maestro Veneziano tradusse questi aforismi dal sanscrito in greco per uso dei suoi discepoli Alessandrini, uno dei quali era il Maestro Hilarìon nell’incarnazione in cui venne conosciuto col nome di Giamblico. Oltre a tradurre gli aforismi, il Maestro vi aggiunse alcune spiegazioni che è bene tenere unite alle sentenze originali. Per esempio, esaminando i primi tre aforismi, si vede subito che il paragrafo 4 successivo, è un loro commento; quindi dovremmo leggere: 1. “Uccidi l’ambizione, ma lavora come lavorano quelli che sono ambiziosi. 2. “Uccidi il desiderio di vivere, ma rispetta la vita come quelli che la desiderano. 3. “Uccidi il desiderio del benessere, ma sii felice come colui che vive per la felicità”. E di seguito ecco un altro esempio: 13. Desidera il potere ardentemente. Ma il potere che il discepolo cercherà è quello che lo farà apparire come nulla agli occhi degli uomini. 3 14. Desidera la pace con tutto il cuore. La pace che desidererai è quella sacra pace che niente può disturbare, ed in cui l’anima cresce come fa il fiore sacro sulla calma laguna. 15. Desidera anzitutto possessi. Ma tali possessi che devono appartenere solo all’anima pura, e posseduti quindi in egual misura da tutte le anime pure così da essere proprietà speciale dell’intero solo quando riunito. Fame di quei possessi che sono prerogativa delle anime pure, cosicché tu possa accumulare ricchezze per quel sintetico spirito di vita che è il tuo solo e vero sé. Tutte queste spiegazioni ed amplificazioni del Maestro Veneziano sono stampate in carattere medio e, con gli aforismi originali, formano il libro che fu dettato telepaticamente nel 1885, poiché il Maestro Hilarìon lo tradusse dal greco in inglese e lo dette in quella veste. Quasi immediatamente dopo che fu stampato, Egli vi aggiunse di suo una quantità di note preziose. Per quella prima edizione queste note furono stampate su pagine a parte, onde poterle aggiungere al principio e alla fine del piccolo volume che era già stato stampato. Nella presente edizione queste note sono ciascuna al suo posto, ma sono stampate in carattere piccolo, ed ognuna è preceduta dalla parola “Nota”. Più tardi M. C. scrisse di proprio pugno una serie di commenti che possono trovarsi in successive edizioni inglesi, e da quanto mi consta, li credette ispirati dal Maestro Hilarìon, come il rimanente del libro. Tuttavia questo non è esatto, come può notare facilmente chiunque si dia la briga di esaminarli. Certo si trovano in essi alcuni concetti espressi molto bene e poeticamente, ma a nostro parere non sono dello stesso valore e non sono quindi annessi a questa nostra edizione. La seconda parte dei Commenti sarà compresa nel loro pieno significato solo da coloro che sono dei discepoli accettati di un Maestro di Saggezza e sono “entrati sul Sentiero”. Essa contiene istruzioni sulla vita dell’Iniziato nel suo procedere verso l’alto, finché egli, diventato più che uomo e sulla soglia della divinità, sarà diventato egli stesso Maestro di Saggezza. Il breve e bellissimo saggio sul “Karma” è pure dovuto al Maestro Veneziano ed era incluso nella prima edizione del libro. Questa “Luce sul Sentiero” fu il primo dei tre trattati che occupano una posizione unica nella nostra letteratura teosofica, e che consistono delle istruzioni date da quelli che hanno percorso il Sentiero, a quelli che desiderano calcarlo. Ricordo che il defunto T. Subba Rao ci disse che le istruzioni di questo libretto avevano diversi strati di significato, che potevano applicarsi ripetutamente a diversi stadi. Il primo per gli aspiranti, quelli che calcano il sentiero probatorio. Quindi cominciano di nuovo ad un livello più alto per chi è entrato sul Sentiero propriamente detto, attraverso la porta 4 della prima delle grandi Iniziazioni. E di nuovo si dice che questi stessi precetti possono esser presi come istruzioni, in un senso ancora più alto, da colui che dopo aver raggiunto il livello di Adepto cerca di conseguire stati ancor più sublimi. In tal modo questo trattato, conduce più lontano di tutti gli altri, per l’uomo che può comprenderlo in tutto il suo significato mistico. Dopo questo, in ordine di tempo, venne “La Voce del Silenzio” trascritta questa volta da M.me Blavatsky stessa, ma che consiste in realtà di tre discorsi o sermoni del grande Maestro Aryasanga (il Maestro che noi conosciamo ora sotto il nome di Djwhal Khul). Questo libro contiene istruzioni che conducono fino al livello dell’Arhat. Sotto molti aspetti è scritto da un punto di vista del tutto diverso da quello del Maestro Hilarìon; infatti lo studioso troverà di grande interesse lo studio delle similarità e delle differenze tra questi due trattati. Il terzo di questi libri, che potrebbero chiamarsi guide per il Sentiero, ci è stato dato proprio da Alcione (J. Krishnamurti). Nel libretto “Ai piedi del Maestro” egli ci ripete gli insegnamenti datigli dal Maestro Kuthumi ed utili a prepararlo per la prima delle grandi Iniziazioni. Questo terzo libretto è quindi più limitato nei suoi scopi ma con il vantaggio di una chiarezza e di una semplicità straordinarie, poiché le istruzioni che contiene dovevano esser comprese da un cervello ancora molto giovane. Il manoscritto in sanscrito arcaico che forma la base della “Luce sul Sentiero” fu tradotto anche in egiziano, e molte delle spiegazioni del Maestro Veneziano hanno più il tono dell’insegnamento egizio che dell’indiano. Egiziane o indiane che siano, rimane il fatto che la nostra letteratura teosofica non possiede gemma più preziosa, nessun libro che valga meglio la pena di studiare accuratamente e profondamente. Ma, com’è scritto nella prefazione di “Ai Piedi del Maestro” a proposito delle parole del Maestro: “Non basta dire che sono belle e vere; chi vuol riuscire, deve fare esattamente quanto esse prescrivono. Un affamato non si sazia guardando il cibo e dicendo che è buono; bisogna che egli stenda la mano e mangi. Allo stesso modo non basta che tu ascolti le parole del Maestro; devi mettere in pratica quanto Egli dice, prestare orecchio a ciascuna parola, porre in atto ogni cenno. Un cenno che non hai colto, una parola lasciata sfuggire sono perduti per sempre, perché Egli non parla due volte”. Questi libri hanno lo scopo di affrettare l’evoluzione di coloro che sono sul Sentiero, e presentano degli ideali che gli uomini del mondo non sono generalmente disposti ad accettare. Un individuo sarà capace di intendere realmente l’insegnamento solo in quanto lo vive. Se non lo mette in pratica, il libro rimarrà per lui suggellato, ed egli lo crederà inapplicabile ed inutile. Ma qualsiasi sforzo sincero di viverlo getta subito luce su di esso, e solo in tal modo questa perla di valore inestimabile può essere apprezzata. C. W. LEADBEATER
|